L'IMPEGNO DI EMERGENCY AL COMPLEXE PÉDIATRIQUE DI BANGUI:

5 anni di attività per garantire il diritto alle cure gratuite e di qualità

L’emergenza umanitaria in Repubblica Centrafricana

La Repubblica Centrafricana è uno dei Paesi più poveri del pianeta. Fin dalla sua indipendenza, ottenuta nel 1960, versa in una condizione di costante instabilità e oggi, secondo le Nazioni Unite, occupa l’ultimo posto della classifica dell’Indice di sviluppo umano.

A marzo del 2013, un colpo di stato travolge il Paese, facendolo precipitare in un enorme caos. Le conseguenze per la popolazione sono enormi. L’intero Paese entra in un vortice di insicurezza e violenza senza precedenti. I bambini sono tra le principali vittime e 1 persona su 5 è costretta ad abbandonare la propria casa a causa degli scontri armati.

Le infrastrutture e i servizi, da sempre insufficienti, sono allo stremo e il Paese deve far fronte a un peggioramento del già fragile sistema sanitario. Mancanza di medicine, attrezzature e soprattutto di personale sanitario qualificato sono alcune delle principali conseguenze che impediscono di rispondere ai bisogni della popolazione.

Durante l’attacco dei ribelli alla capitale, il Centro pediatrico di EMERGENCY (aperto dal 2009) rimane l’unica struttura pediatrica attiva e le attività diventano ancora più intense.

Poco dopo, il Direttore del Complexe Pédiatrique di Bangui (CPB), l’unico ospedale pediatrico del Paese, ci chiede aiuto per poter garantire l’attività chirurgica in città e dare assistenza alle vittime della guerra.

Al Complexe Pédiatrique in quel momento lavoravano solo 2 pediatri e 2 chirurghi pediatrici, in un Paese in cui il 50% degli abitanti è costituito da minori sotto i 18 anni. Durante il conflitto la maggior parte del personale sanitario aveva lasciato il Paese per fuggire alla violenza della guerra e al saccheggio delle strutture.

In 5 anni il nostro intervento ha trasformato l’ospedale, garantendo il diritto alle cure gratuite e di qualità e innescando un processo di ricostruzione del Sistema sanitario nazionale, con la partecipazione attiva delle istituzioni locali e internazionali.

La prima missione: chirurgia di guerra

Ad aprile 2013, ci siamo subito mobilitati per inviare in loco un team chirurgico riattivare le due sale operatorie. In poche settimane, abbiamo ristrutturato il blocco operatorio che comprende anche la sterilizzazione e la terapia intensiva, trasformando l’ospedale in una struttura di riferimento a livello nazionale. Dopo le prime settimane dedicate alla chirurgia di guerra abbiamo avviato un programma di chirurgia d’urgenza per traumi, fratture, trattamenti di pazienti ustionati e vittime di incidenti stradali o domestici. 

Al nostro arrivo l’ospedale era danneggiato da anni di incuria. Abbiamo trovato motorini parcheggiati in sala operatoria, lo staff che cucinava nell’area di sterilizzazione e i polli che passeggiavano per le corsie. Le condizioni igieniche erano pessime e molti pazienti morivano a causa di banali infezioni.

Subito ci siamo impegnati per garantire standard di igiene e di pulizia necessari in un ospedale. Gli addetti alle pulizie hanno pulito muri, pavimenti, ogni superficie della struttura. I logisti hanno riparato impianti e sterilizzatrici, e hanno rimesso in uso ventilatori e monitor.

La formazione del personale locale

Ancora oggi, la mancanza di personale qualificato è una delle maggiori lacune del sistema sanitario nazionale: sono solo 250 i medici in tutta la Repubblica Centrafricana. Dal 2015, abbiamo iniziato una collaborazione con la Faculté des Sciences de la Santé dell’Università di Bangui. Abbiamo formato 14 specializzandi in pediatria e dal febbraio 2016, ogni mese, 90 studenti di scienze infermieristiche e oltre 70 di medicina.

Al centro del nostro intervento abbiamo posto l’obiettivo di formare medici e infermieri seguendo standard internazionali e creando un nuovo sistema integrato università-ospedale. La formazione è fondamentale in ogni nostro progetto perché ci permette di soddisfare i bisogni della popolazione nell’immediato, contribuendo al futuro del sistema sanitario del Paese. È un modo per innescare un cambiamento nell’approccio ai pazienti.

Lo staff internazionale ha iniziato immediatamente a fare formazione dello staff nazionale, così da rafforzarne conoscenze e competenze.

Dopo la guerra l’emergenza resta

Grazie ai buoni risultati ottenuti abbiamo ampliato nel corso degli anni il nostro intervento; su richiesta della direzione dell’ospedale abbiamo preso in carico buona parte delle attività della struttura: il Pronto soccorso, il dipartimento di cure intensive e sub-intensive, l’area di triage, i servizi logistici e ausiliari come la lavanderia e il laboratorio. Nel 2017 abbiamo iniziato a supportare anche le rimanenti corsie.

Oltre la cura

In questi anni ci siamo impegnati per rispondere ai bisogni sanitari, ma anche per stimolare la crescita e il miglioramento del funzionamento dell’intero Sistema sanitario nazionale.

La debolezza delle capacità gestionali all’interno della struttura ostacolava una risposta efficace. Insieme allo staff locale abbiamo promosso un nuovo sistema amministrativo e di gestione dell’ospedale, introducendo protocolli di cura dei pazienti, di gestione del servizio diagnostico, di pulizia e igienizzazione degli ambienti, di manutenzione dei locali ospedalieri, di ordine e distribuzione dei medicinali.

Di fronte all’assenza di una rete sanitaria abbiamo organizzato un sistema di riferimento per i pazienti dalle strutture sanitarie provinciali. Il Complexe Pédiatrique è diventato l’ospedale di riferimento per i pazienti pediatrici dell’intero Paese, garantendo finalmente alti standard qualitativi delle cure e la gratuità totale per tutti i pazienti, laddove in passato anche i trattamenti “salva-vita” avevano un costo per la popolazione.

La partecipazione delle autorità locali e della comunità internazionale

L’intervento al Complexe Pédiatrique di Bangui è stato complesso, ricco di sfide nuove per EMERGENCY, prima fra tutte la co-gestione di un ospedale pubblico al fulcro di un intero Sistema sanitario. Oltre ai numerosi pazienti curati, la condivisione di un metodo di lavoro orientato a dare una prospettiva pluriennale e sostenibile è ciò che ci rende più soddisfatti.

Il nuovo sistema di governance e il rafforzamento delle capacità gestionali locali hanno dato vita a un nuovo coordinamento all’interno dell’ospedale.

Anche le risorse economiche che il Complexe Pédiatrique riceve tuttora sono frutto di rapporti di fiducia che negli anni abbiamo costruito fra l’ospedale, il ministero della Sanità e, soprattutto, la comunità internazionale.

Il Complexe Pédiatrique oggi
e il passaggio di consegne

Oggi che, il Complexe Pédiatrique ha acquisito una sufficiente autonomia sia sulla parte gestionale sia sulla parte clinica è arrivato il momento per l’ospedale di entrare in una nuova fase. L’ospedale pediatrico ha sicuramente ancora bisogno di sostegno economico ma ancora di più ha bisogno di crescere nell’autonomia delle scelte cliniche: in un ospedale ci deve essere una sola direzione sanitaria e in un ospedale pubblico è auspicabile che sia quella nazionale. Per questo abbiamo concordato con le autorità locali un passaggio di consegne graduale e definitivo, che ha coinvolto anche la ONG italiana Medici con l’Africa CUAMM e che supporterà l’ospedale a partire dal mese di luglio. 

Nei mesi scorsi abbiamo avviato il processo di transizione per trasferire alla controparte locale tutte gli strumenti  per gestire l’ospedale. Grazie al supporto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo abbiamo rifornito l’ospedale di tutto il necessario per poter garantire la funzionalità della struttura e la continuità delle cure nei prossimi mesi. E abbiamo anche garantito che i fondi promessi dai donatori istituzionali per la gestione del Complexe Pédiatrique nei prossimi 3 anni fossero mantenuti anche in assenza di EMERGENCY, assicurando la sua sostenibilità economica.

Il 30 giugno è avvenuto il passaggio definitivo del testimone al Direttore dell’ospedale e alle autorità sanitarie centrafricane. Tra i partecipanti anche gli alti rappresentanti del Governo, il ministro della Salute, i funzionari della Cooperazione Italiana, gli ambasciatori d’Italia e dell’Unione Europea e soprattutto i nostri piccoli pazienti e le loro mamme. 

È stato un momento importante, emozionante per molti di noi che su questo progetto hanno speso tanta fatica ed energia. Sono stati tanti i momenti in cui abbiamo lavorato sotto pressione, ma le condizioni difficili non ci hanno mai spinto ad abbandonare il Paese. Nemmeno durante il colpo di stato, quando tante altre organizzazioni avevano scelto di ritirarsi. 

L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha creduto sin dall’inizio nell’importanza del Complexe Pédiatrique come fulcro del sistema sanitario centrafricano, sostenendo il nostro lavoro dall’ottobre 2015. Con un contributo di un milione e mezzo di euro la Cooperazione italiana ha co-finanziato le attività di formazione del personale centrafricano e le attività di cura all’interno dell’ospedale e, nell’ultimo anno, ha sostenuto la delicata fase di transizione. 

Il nostro impegno in Repubblica Centrafricana continua. Da luglio 2018 ci concentreremo sulle attività del Centro pediatrico per garantire un percorso di cura completo dei malati cronici. A partire da dicembre 2017 ci siamo impegnati per costruire un primo filtro per tutte quelle patologie che, se trascurate, portano centinaia di bambini in condizioni critiche al Complexe Pédiatrique. Proseguirà anche l’essenziale supporto alla Banca Nazionale del Sangue, unica struttura in grado di raccogliere e distribuire sacche di sangue in tutto il Paese per trattamenti salva-vita.

Jeremy ha 15 anni, viene da Bambari, una delle province della Repubblica Centrafricana, a circa 400 km dalla capitale Bangui. Stava rientrando da un pomeriggio in moto con un amico quando all’improvviso un’altra moto li travolge. Lo schianto, il frastuono e la paura. Jeremy si risveglia poco dopo ma la sua gamba ha una brutta ferita e ogni movimento gli provoca dolore.  

Dove vive Jeremy nessuna struttura sanitaria può operarlo. Così passa qualche ora, fino a quando, viene trasferito al Complexe diatrique di Bangui, l’unica struttura del Paese in grado di occuparsi di lui. 

Ad accogliere Jeremy c’è Enrico, il nostro chirurgo, che subito lo porta in sala operatoria. Appena esce lo staff lo rassicura. “Non è nulla di grave, si tratta di una frattura scomposta. Dovrai solo avere pazienza e fare tanta fisioterapia e riabilitazione”.  

In questi due mesi, la mamma è sempre rimasta accanto a lui e, oggi Jeremy, con l’aiuto delle stampelle, ha ripreso a camminare e presto potrà fare ritorno a casa. “I dottori sono stati molto gentili con me. Però non vedo l’ora di tornare a scuola dai miei compagni di classe.” 

In bocca al lupo Jeremy e buon ritorno a scuola da parte di tutto lo staff di EMERGENCY! 

NUMERI IN EVIDENZA

0 su 2

persone in Repubblica Centrafricana necessita di assistenza umanitaria

%

degli abitanti è costituito
da bambini sotto i 18 anni

0

le strutture parzialmente o totalmente funzionanti nel Paese: circa il 34% di quelle esistenti, per una media di una clinica ogni 1.832km2

1

bambini visitati ogni giorno

0

codici rossi al giorno

0

gli interventi chirurgici effettuati dall’inizio delle attività

Oltre 0

le visite gratuite in pronto soccorso nel 2017.
Nel 2013 il CPB era in grado
di gestirne circa 10.000 a pagamento

1

gli studenti di scienze infermieristiche formati ogni mese dal 2016

1

specializzandi in pediatria. Nel 2013 erano presenti solo 2 pediatri

1

persone di staff internazionale coinvolte dal 2013

0

persone di staff nazionale che lavorano oggi nel CPB

Oltre 0

il costo totale delle attività sostenute dal 2013 a oggi, di cui il 39% proveniente da fondi di donatori istituzionali e il 61% da fondi d EMERGENCY

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